di Luca Montanari

 

– Billy perché non mi rispondi più? – chiese Sam, mentre faceva retromarcia col furgone, al compare.

– Billy? … – ripeté Sam scendendo dalla vettura e avvicinandosi preoccupato all’amico. A Billy sarebbe anche piaciuto rispondere se, a quel punto della sua vita, non fosse diventato improvvisamente una cosa sola col portellone posteriore del camioncino, che si era incastrato come il tassello di un mosaico nel muro di cinta della villa che volevano svaligiare. Una accelerata improvvisa del compagno per poco non lo consegnava anzitempo al giudizio supremo dell’Onnipotente.

Billy ormai si era talmente conficcato nelle lamiere che stava quasi per trasformarsi in un mutante e combattere tranquillamente a fianco degli X-Men, solo che, mentre questi con un semplice gesto erano in grado di scatenare tempeste o sfoderare artigli di acciaio, lui poteva trasformarsi nel portellone di un Fiat Doblò e non so con quale utilità.

Sam, nonostante l’amico fosse piallato e distribuito uniformemente su tutta la parte posteriore del furgone, gli chiese:
– Vuoi che lo sposti in avanti?
– No, lascialo pure qui! Mi aiuta a fare stretching!

Ladro che scappaUna volta rimodellato il compagno affinché riprendesse il suo spessore originale, Sam cominciò prodigarsi per aiutarlo a togliere l’allarme alla villa. Pensavano che togliere momentaneamente la corrente all’edificio per poi tagliare i fili dell’impianto fosse la cosa migliore e così fecero. Sam dall’interno del tombino dove si era calato disse:
– Ok, Billy, corrente riallacciata … Billy?
Billy era un ladro, certo, ma comunque una persona educata, che amava sempre rispondere alle domande che gli ponevano, però non quando aveva la mascella paralizzata da una violentissima scossa elettrica. Come quella che gli aveva appena inferto Sam nel momento in cui aveva ridato luce, quando ancora aveva i cavi elettrici scoperti in mano.
– Devo di nuovo togliere l’elettricità? – gli domandò.
Con lo sguardo Billy pareva rispondergli: “No, lasciala, così mi scaldo ancora un po’!” Dovette assumere l’aspetto di una caldarrosta prima che il complice lasciasse di nuovo al buio la villa.

Una volta tornato tutto alla normalità e aperto il cancello, i due si rimisero al lavoro. Billy disse:
– Va dentro tu. Io rimango fuori a fare da palo. Ruba la prima cosa che ti capita!
Sam entrò e subito ne uscì col bottino sotto il braccio.
– Questo va bene? – Non proprio. Era il ferocissimo dobermann di centoventi chili a guardia della proprietà. Il suo nome era “Piranha”.
L’animale era decisamente pericoloso. La targhetta sull’inferriata del cancello non recava la solita scritta “Attenti al cane” ma “Attenti al figlio di puttana”. Ed era pure macchiata di sangue.
Oltretutto teneva tra le zampe un libro dal titolo “Quando il tuo cane diventa un serial killer”. Una carogna, ma colta.
Aveva anche uno strano soprannome ed era: “Aaquedu”.
– E cosa significa? È, per caso, di origine africana? – chiese il proprietario al venditore al momento dell’acquisto.
– No, è l’acronimo di “Attenti a quei due”.
– Ah, benissimo, quindi sono in due. E l’altro dov’è?
– Se l’è divorato questo qui.

Aaquedu ci mise un nanosecondo a esprimere la propria personalità. Afferrò per un gamba il povero Billy e cominciò a trascinarlo all’interno del giardino, dietro una siepe, nonostante l’uomo tentasse di opporsi disperatamente aggrappandosi invano con le unghie all’asfalto, lasciando dei solchi che neanche un aratro avrebbe potuto fare. Probabilmente voleva mangiarselo lontano da occhi indiscreti.
Sam, allora, gli fece la solita domanda carica di buon senso:
– Devo aiutarti?
– No, lascia stare! Perché, quando me l’avrà staccata, gli lancio la mia tibia per vedere se me la riporta indietro!

Dopo essere riusciti a immobilizzare quel maniaco a quattro zampe con venti chili di catene, i due ripresero da dove erano rimasti.
– Dai, Sam, rientra e finiamo il nostro lavoro ma, soprattutto, cerca di prendere delle cose di valore!
– Questi vanno bene?
Ancora non c’eravamo. Gli anziani padroni di casa che stavano dormendo nel loro letto matrimoniale era meglio rimetterli dov’erano. E così fece. Billy apparve sconsolato.

– E queste?
No, non andavano bene neanche quelle. Erano le tende del salotto. Gli piacevano. Sam era un creativo del furto.
Andò avanti così per due ore. Billy decise di agire da solo dopo aver scartato: due set di asciugamani da bagno, le bollette della luce e del gas, una pattumiera, un armadio a muro, una lontana zia dei padroni di casa, un Mocho Wileda ancora bagnato e uno spazzolone del wc.

– Ma gioielli? Ci sono gioielli? – chiese furioso il complice.
– Ma perché? Siamo qui per i gioielli?
– No! Siamo qui per un trasloco! – rispose Billy, che intanto si stava arrampicando lungo una delle colonne che sorreggeva il terrazzo del primo piano. Dopo aver scavalcato la balaustra, si trovò al cospetto di un uomo non dico gigantesco, di più. Diciamo “diversamente alto”. Ricordava più una parete, ma con i piedi. Era il figlio dei proprietari della villa. Gli diede un cazzotto così potente in faccia che, per qualche istante, i suoi pensieri uscirono dalla sua calotta cranica e furono visibili a tutti.
Billy precipitò a terra. Sprofondò così tanto nel terreno che, se qualcuno in quel momento lo avesse innaffiato, sarebbe germogliato.
Atterrò a pancia ingiù, con braccia e gambe divaricate, nella posizione dell’uomo vitruviano. Il colpo che prese allo stomaco fu così forte che gli fece vomitare anche il primo omogeneizzato che mangiò da bambino.

Ladro col piede di porcoCon un notevole sforzo sollevò la testa e, ancora stordito e con la vista annebbiata disse:
– Che bei denti bianchi che hai, Sam! Al posto di stare lì immobile, perché non mi dai una mano ad alzarmi?
Quando mise a fuoco la vista e notò delle fauci digrignate, a un centimetro dal suo naso, che parevano quelle di un coccodrillo, capì subito che quello che aveva di fronte non era il suo amico, bensì Piranha che, nel frattempo, era riuscito a liberarsi divorandosi le catene come fossero zucchero filato.

– Quando ti decidi a tornare vedere se questi oggetti possono andare bene’ – urlò dall’ingresso Sam, che intanto aveva accumulato vicino alla porta, oltre a una statuetta di Biancaneve, il quotidiano del giorno prima, un paio di ciabatte, il tappetino bagnato del bagno, una zanzariera e il cassonetto di una delle tapparelle.

Billy intanto era riuscito a rinchiudere in un recinto il macellaio a quattro zampe dopo essere riuscito nell’impresa di salvare le sue chiappe, che il cane aveva scambiato per due cotechini.
Tornato davanti all’ingresso della villa, vide che Sam stava portando all’esterno, aiutato dall’anziano padrone di casa, una vecchia cucina.
– Che succede? – domandò.
– Ha visto tutto il materiale che ho portato fuori. Crede che siamo operatori ecologici, quelli dei materiali ingombranti! Vuole smaltire quello che non gli serve più.
Non aveva tutti i torti. Gli oggetti portati davanti erano ora una montagna. Tra questi c’erano:
• Uno scacciatalpe a ultrasuoni
• Un accendigas a distanza a raggi ultravioletti, che se non stai attento a come lo usi, prima ti abbronza e poi ti carbonizza la casa
• Due videocassette del National Geographic
• Tre sedie rotte da impagliare
• Il vestito da sposo del padrone di casa
• Un dondolo

A Billy venne il desiderio di smaltire il collega. Fu così scoraggiato da quella serata che decise di darsi all’onestà. Si convinse che era più pericoloso lavorare con Sam che uscire a cena con un terrorista dell’isis.

Sam, invece, fu veramente assunto dall’azienda di smaltimento dei rifiuti per esserne licenziato il giorno che rinchiuse un collega nel bidone dell’umido.

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Neurosito

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