di Luca Montanari

 

Bob Thompson, il figlio di Brad, irrompendo nella stanza buia, la baciò tumultuosamente in bocca più volte. Dimenticando i casti insegnamenti dei suoi genitori, con la lingua sembrava le stesse facendo un gastroscopia.

– Betty, amore mio – le sussurrò tra un bacio appassionato e l’altro – il desiderio di sposarti mi arde nel petto, ma quello di possederti carnalmente ancora di più!

– Si, si … va bene! Ora, però, uscite dalla mia camera!

– Ma … ma … voi chi siete? – chiese Brad, sorpreso.

Era l’ultranovantenne suor Adele, una delle religiose più integraliste del Texas. Il ragazzo tornò immediatamente nel corridoio dell’albergo.

– Bob! – gli urlò la fidanzata uscendo dalla stanza adiacente

– Betty! – fece Bob andandole incontro

– Ma … cosa ci fai con una tonaca da suora in mano?

– E’ mia! – disse suor Adele profondamente scocciata, uscendo anche lei sul corridoio, in mutande e reggiseno.

– Oddio, Bob, ma è orribile!

– Si, lo vedo, è davvero orribile! – rispose guardando l’anziana

– Non intendevo “la suora”, ma “quello che hai fatto” con la suora!

– No, lascia che ti spieghi! È stato un terribile incidente!

La ragazza, precipitandosi giù dalle scale, uscì per strada in vestaglia e in lacrime.

– Sei un mostro! – gli urlò dandogli le terga

– Anche tu mi parli voltata di spalle? Ma tu e mia madre vi siete messe d’accordo?

Dopo averlo arrestato perché sospettato di aver violentato la religiosa ma, soprattutto, perché reo di aver fatto soffrire sua figlia, il corrottissimo sceriffo di San Antonio, Butch “Camposanto” Gallagher, che abbiamo conosciuto durante la riunione dei Sandoval, contrariamente alla prassi, invece di rinchiuderlo nella cella del suo ufficio come accadeva per la maggior parte dei delinquenti, lo fece rinchiudere nella terrificante Hell Prison, situata poco fuori città, una fogna nella quale neanche i topi osavano entrare e riservata ai detenuti più pericolosi. Butch invece adorava quel posto, anche per l’aria fetente che si respirava all’interno gli ricordava da vicino il suo alito.

Questo era terrificante per chi aveva la sventura di stargli accanto. Un giorno parlò per qualche minuto con uno dei suoi collaboratori standogli a distanza molto ravvicinata, in piedi, davanti al suo ufficio. A un certo punto dovette interrompere il suo discorso. Il suo interlocutore si era appassito. Proprio come un fiore. E, sempre come un fiore, si era piegato su se stesso. Essendo uno dei suoi uomini più fidati, si preoccupò perché non dava più segni di vita. Fu allora che gli diede il colpo di grazia: gli fece la respirazione bocca a bocca.

Il fetore che gli usciva dalla bocca era tale che, in confronto, i miasmi di un deposito di rifiuti erano ossigeno. Era dovuto al quantitativo industriale di sigari che fumava ogni giorno e ai bicchieri di whisky che beveva tra uno e l’altro. In pratica era riuscito a creare nella sua bocca un insetticida.

Anche quanto a igiene personale Butch presentava qualche problema. Non si toglieva praticamente mai sia i vestiti, che e gli stivali. Si lavava così di rado che, ogni volta che alzava un’ascella, creava il panico tra la gente.

Quando, la notte dell’incontro tra Betty e Bob, il suo vice, con la maschera anti-gas per evitare danni ai polmoni o qualsiasi altro problema neurovegetativo, entrò in camera sua mentre era a letto a dormire e, dopo averlo messo al corrente dell’accaduto, gli disse:

– Ok, capo, ti lascio qualche minuto per rivestirti. Ci vediamo nel tuo ufficio.

– Non c’è bisogno Jack, scendo ora – disse togliendosi la coperta di dosso e uscendo in un battibaleno dal letto. Si era coricato vestito, con gli stivali indosso e col sigaro acceso in bocca. Una volta per strada, dopo aver ucciso accidentalmente due passanti per essersi tolto, solo per un attimo, uno stivale per levarsi  un sassolino, si diresse verso Bob, che era già stato fermato da due vice.

– D’accordo che vi ho ordinato di dargli una bella lezioncina, ma ci siete andati troppo pesante. Questo ragazzo, oltre a essere il rampollo di una delle famiglia più in vista della città, i Thompson, è anche il fidanzato di mia figlia!

– Capo, noi non l’abbiamo sfiorato neanche con un dito! – disse uno dei due

– E allora perché è a terra svenuto?

Nessuno dei due si azzardò a dirgli, per rispetto, che il ragazzo era crollato a terra a causa di una crisi respiratoria fulminante che lo colpì dopo che Butch diede due colpi di tosse mentre gli si stava avvicinando.

– Quel cagatoio è mio! – urlò, indicando la putrida latrina, l’enorme e lardosissimo detenuto a Bob, trenta secondi dopo che quest’ultimo aveva messo piede nella cella, anche se dubito riuscisse a sentirlo distintamente, visto che il primo lo aveva sollevato con una mano sola e gli aveva conficcato la testa nel muro come un chiodo.

– Lascialo perdere, Clay! Quello è un altro innocente come me e te messo a marcire in questo posto dimenticato da Dio! – proferì il vecchio Isaac, facendo capolino dall’ennesimo buco scavato per tentare di evadere.

– Hai ancora sbagliato strada, Isaac? – gli domandò Clay, tirando bruscamente Bob fuori dal muro

– Si, perché? Come hai fatto ad accorgertene?

– Perché anche questa volta hai cominciato a scavare nella parete e sei sbucato dal soffitto.

– Ah, questo è il soffitto? Ecco perché ti vedevo al contrario!

– E tu? Perché sei finito in questa gattabuia? – chiese a Bob

– Non credo che il ragazzo in questo momento sia in grado di rispondere, Clay!

– E perché? L’ho tirato fuori dal muro!

Credo che per qualsiasi essere umano sia difficile proferir parola con una mattonella da tre chili piantata tra i denti.

Dopo che la situazione fu tornata alla normalità, Bob raccontò l’episodio che l’aveva condotto in quella prigione.

– Ma la delusione maggiore è che Betty non ha fatto niente per scagionarmi … Ma chi è che sta buttando addosso tutti questi calcinacci?

Era Isaac. Aveva cominciato a scavare un altro tunnel.

– E’ stata proprio lei a farmi soffrire di più!

– E si! Dev’essere stato proprio un brutto colpo! – esclamò il vecchio, sbucando stavolta da dentro il comodino accanto al dormitorio.

 “Non troverà mai la strada!” disse tra sé e sé Clay scuotendo la testa sconsolato.

Dopo qualche secondo, un tintinnio metallico all’esterno attirò l’attenzione dei tre prigionieri. Era Betty con in mano le chiavi della loro cella.

Commenta ma, soprattutto, facci ridere!

commenti

Neurosito

Neurosito

Pin It on Pinterest

Share This