di Luca Montanari

– Credo sia giunto il momento di andare ad avvertire Pete che suo cugino Occhio di falco ha ricominciato ad esercitarsi al lancio dei coltelli fuori dalla stalla – disse, pronunciando a fatica le parole, il cuoco di casa Sandoval, Frank Dawson, al suo aiutante Jerry, tentando di raggiungere, strisciando, la porta della cucina.
– Perché, Frank? – chiese quest’ultimo. Il ragazzo non capì che Frank non poteva andare avanti a cucinare accasciato a terra, sotto il tavolo, con tre pugnali conficcati nella schiena, entrati per sbaglio dalla finestra dalla lontana fattoria.

Matt Sandoval aveva la passione dei coltelli. Si esercitava spesso, solo che, a causa della forte miopia, li lanciava ovunque, tranne sul bersaglio. E li lanciava pure con violenza. Non faceva pratica solo con i coltelli, ma con tutto ciò che era tagliente o acuminato. Infatti lanciava pure spade, attrezzi da cucina e frecce.
– Ehi, Sam! – disse Matt rivolto all’amico fraterno che lo assisteva in questa sua passione, più per tentare di limitare i danni a cose o persone, che per amicizia – Sono dieci minuti che mi esercito e non mi hai ancora detto come sto andando!
Sicuramente l’intenzione del caro compare era quello di dargli un giudizio di incoraggiamento, ma esprimersi con un pugnale che gli aveva trapassato il viso da guancia a guancia gli risultava difficile.

Intanto Frank e il suo aiutante avevano raggiunto l’immensa sala da pranzo di Villa Sandoval, dopo aver tratto in salvo dai coltelli fuori controllo lanciati da Matt un’inserviente, due stallieri, quattro dei sette cani da guardia, la nonna di Pete e un paio cow-boy che stavano passando a mezzo miglio dal ranch.

Dopo averli rinchiusi e messi in sicurezza dentro l’unico locale senza finestre del ranch, la ghiacciaia, Frank, che miracolosamente intanto era riuscito a rialzarsi, aprì la porta. Fece due passi all’interno della sala e crollò di nuovo. Fu una fortuna. Cadendo una freccia gli sfiorò la testa. Quindi esalò:
– Pete … tuo cugino … vero Jerry? … Jerry? …

Jerry avrebbe risposto volentieri, ma con la lingua inchiodata al muro dalla freccia schivata da Frank era difficile .
– Si, lo so. – disse Pete – Ho già mandato Freddy a fermarlo!
– No, Pete, – disse a fatica Frank – purtroppo Freddy non ce l’ha fatta!
– Trafitto anche lui da un pugnale?
– No, seccato da un infarto! Dieci metri prima di raggiungere Matt ha incontrato tua figlia con la maschera di bellezza.
– Le dirò di starsene chiusa in camera sua! Non voglio altre vittime per oggi! Manderò a fermarlo un altro dei miei.

Nel frattempo, attorno al grande tavolo, si era riunito quasi al completo il Gotha della banda. La ragazza trovata morta da John Kister era una squaw Comanche. Questi ritenevano che a ucciderla fosse stato qualcuno della banda dei Sandoval. Era giunta voce che stessero preparando una feroce ritorsione. La riunione serviva per decidere sulle azioni da intraprendere e, tra i sibili di coltelli, frecce e i relativi strilli di gatto, guaiti di cane e, qua e là, le grida di aiuto di chi non era ancora riuscito a trovare un riparo, cominciò la riunione.

Oltre ai due fratelli Sandoval, la banda era composta da alcuni dei più inquietanti criminali del posto. Il primo cui un omone gigantesco e dall’aspetto terrificante, insensibile al dolore fisico. Il suo nome era Jack “Non Mi Hai Fatto Niente, Faccia Di Serpente” Benson. Aveva delle mani che sembravano clave. Si sedette al tavolo facendo un rutto così forte che gli altri partecipanti persero i sensi per alcuni secondi. Si scusò dicendo che non aveva digerito bene quei tre spade che gli erano passati davanti alla bocca entrando nel ranch e che si era mangiato come fossero cannoli.

Seduto al suo fianco c’era Anthony “Mandibola” Parker, detto così per la sua voracità. La sue mandibole sembravano presse. Pareva la reincarnazione di un pitbull bulimico. Ringhiando, mangiava di tutto. Da quando era entrato si era divorato due sedie, un divano e una specchiera. Quando parlava, tra una parola e l’altra, abbaiava.

Sempre vicino a Jack, ma all’altro fianco, era seduto Butch “Camposanto” Gallagher, soprannominato così perché spediva all’altro mondo i suoi nemici non con le sue Colt, ma col suo alito. Era così fetido che bastava che aprisse la bocca per scheletrire chi gli stava davanti.

Al lato opposto del tavolo del tavolo, a distanza di sicurezza da Butch, c’erano Pete e suo fratello Dan, quest’ultimo sempre più con un piede nella fossa.
Il resto dei partecipanti erano canaglie da manovalanza, tutte in piedi a far da guardaspalle.
– Chi stiamo ancora aspettando, Pete? – chiese Anthony, mentre, latrando alla luna, divorava un pezzo del centrotavola d’argento.
– E no, Anthony, il centrotavola, no! L’ho regalato a mia moglie per il nostro anniversario! Tieni, mangiati questo candelabro! Comunque stiamo aspettando quella vecchia volpe di Bill Hanckok! Ho appena udito la sua inconfondibile camminata da zoppo fuori dalla porta – rispose Pete. Un istante dopo, però, si sentì, all’esterno, a pochi passi dalla porta d’ingresso, il sibilo di un altro pugnale, l’urlo agghiacciante e il fracasso di un uomo che cadeva scompostamente a terra. Pete aggiunse:
– A questo punto, però, credo che il vecchio Bill non venga più! – aggiunse.

Mi sembra giunto il momento in cui – intervenne Dan Sandoval, respirando a fatica – possiamo … possiamo … cominciare …
Stava tenendo tutti col fiato sospeso. Pete pensò , siccome suo fratello non si era mai cimentato in una frase più lunga di cinque parole, che questa che stava pronunciando potesse risultargli letale.
– … la riunione! – terminò Dan, cascando dalla sedia, stremato.

– Vi ho qui riuniti perché qualcuno ha messo in giro la voce che siamo stati noi a uccidere la squaw Comanche – esordì il capofamiglia dei Sandoval, mentre cercava di soccorrere uno dei tirapiedi di Butch, accasciatosi a terra con una forchetta tra le costole.
– Una voce –proseguì – messa in giro ad arte da qualche nostro nemico per fare in modo che quei stramaledetti musi rossi, reagendo alla loro maniera, ci sterminino! – concluse, mentre Jack “Non Mi Hai Fatto Niente, Faccia Di Serpente” Benson, per scansare Butch dall’ennesima lama volante, gli conficcò la testa nel tavolo così violentemente da far sì che si mimetizzasse con lo stesso così bene che, per il resto della riunione, nessuno sapeva dove fosse.

– Cosa suggerisci di fare, Pete? – chiese Jack, afferrando un pugnale che stava passando davanti lui per usarlo come stuzzicadenti – Facciamo molti affari con i Comanche, conosciamo il loro capo tribù. Non sarebbe opportuno andare a parlarci?
– Faremo proprio così, Jack. Anche se rubare il loro oro mi fa molta gola! – affermò Pete osservando fuori dalla finestra la disperata corsa di uno stalliere inseguito a breve distanza da quattro trinciapolli.
– No! L’aggressione ai Comanche no! – urlò Butch, riemergendo dal tavolo, togliendosene un frammento enorme da dietro un molare –  Sono spietati! Rischieremmo di finire al camposanto, con croci improvvisate, oppure scalpati con i nostri capelli dati in pasto a capi tribù, oppure cibo per coyotes, oppure potremmo finire in una padella con fagioli e lenticchie, o magari dati in pasto agli spaventapasseri, o presi a parolacce e unghiate da un comanche gay …
– D’accordo, per ora manterremo un profilo basso, ma quell’oro, prima o poi, l’avrò! – concluse il capo.
– Papà, Matt ha finalmente terminato la sua esercitazione! – gridò Milly, facendo improvvisamente irruzione nella sala da pranzo. Anthony “Mandibola”Parker, dallo spavento, sputò il pezzo di candelabro che stava mangiando, mentre Butch e Jack accarezzarono le loro Colt, temendo che si trattasse del mostro di Loch Ness.

 

E ora ti presento i buoni: i Thompson!

 

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Neurosito

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