di Luca Montanari

Poco prima di rientrare a San Antonio, John si riunì a Ted col quale diede degna sepoltura alla ragazza comanche. Quindi si recarono in un albergo della città. Kid aveva la vista annebbiata dalla stanchezza. Si diresse, al buio, verso il bagno della stanza, posta al primo piano del saloon.

– Meno male che c’è uno specchio. Stai proprio invecchiando, bello mio! Guarda qui: primi capelli bianchi, naso ingrossato … Ah, vecchio mio! Non ti si può guardare! – e sferrò un potentissimo diretto destro a quella figura. Seguì il suono di un gemito soffocato in gola e un rumore di mattonelle sgretolate. John non si accorse che l’immagine che aveva visto non era la sua riflessa nello specchio, bensì quella di un brutale e ferocissimo componente della banda di Comancheros dei Sandoval. La sua intenzione di entrare dalla finestra bagno fu stroncata sul nascere dal missile a cinque dita di Kid che trasformò la sua faccia in una crema di ossa.

John si infilò, sfinito, sotto le coperte, senza accorgersi che era in corso un agguato in piena regola ai suoi danni da parte di alcuni appartenenti alla banda.

Un secondo feroce assassino tentò di infilarsi frettolosamente sotto il letto di John poco prima che quest’ultimo accendesse la luce per tornare in bagno. La sua grossa mole gli impedì di nascondersi completamente. Rimase fuori con la parte superiore del corpo, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, senza battere ciglio per non essere notato. Obiettivo che capì di aver raggiunto quando John, nell’atto di alzarsi dal letto ancora con gli occhi chiusi dal sonno, gli conficcò un piede nel profondo dell’esofago, facendogli ingoiare anche una mezza dozzina di denti.

Una volta spenta di nuovo la luce, Kid si coricò ancora, mentre il povero carnefice tentò maldestramente di uscire da sotto il letto. Neanche il tempo di far riprendere al suo esofago la forma naturale, che il ranger riaccese la lampadina. Contemporaneamente, il tenero criminale, era riuscito a girarsi su un fianco, a tendere un braccio per cercare un appiglio e una gamba per darsi più slancio. Praticamente stava facendo pilates.

Era comunque un penoso tentativo di liberarsi, la cui efficacia fu vanificata di colpo da un lavandino piovutogli sugli arti, lasciandone, allo sfortunato e tenero killer, solo un tenero e commovente ricordo.

– Almeno adesso smetterà di gocciolare! – disse John dopo averlo scaraventato violentemente, come detto, a sua insaputa sull’amabile malfattore.

Il quale, però, era dotato di un’ammirevole tenacia. Quando nella stanza tornarono le tenebre, riuscì miracolosamente ad alzarsi e, mentre stava per avventarsi su Kid con espressione famelica e braccia (se si potevano ancora chiamare così) alzate, il ranger accese nuovamente la lampada per andare in bagno.

Accantonata l’idea di procurargli qualche rimedio per la prostata, il commovente omicida preferì rimanere immobile in apnea e seguire con lo sguardo la sua vittima, nel timore che qualche sua improvvida mossa potesse portargli via qualche altra parte del suo corpo.

John uscì dal bagno sbattendo la porta, facendo oscillare il lampadario. Forse anche il ranger era innervosito per questo continuo peregrinare su e giù dalla toilette, ora per il lavandino, ora per far pipì. Ancora con gli occhi chiusi per stanchezza, si rimise a letto, dopo aver fatto di nuovo buio. Il caro delinquente tirò un sospiro di sollievo, quel tanto che bastò perché il lampadario di cristalli di trenta chili, che già oscillava a causa dello sbattimento della porta, gli franasse in testa. All’impietosente fuorilegge venne il desiderio di farsi gesuita. Per quanto stremato, si rialzò, più simile a un albero di Natale che ad un uomo.

Ovviamente Kid accese per l’ennesima volta la sua lampadina per dirigersi, inutile dirlo, in bagno. Lo sventurato bruto pensò che si fosse innamorato del water.

– Ma perché vai in continuazione in gabinetto? – gli chiese.

– Non è affar tuo! – rispose Kid, assestandogli un cazzotto in testa così forte da fargli perdere per sempre l’uso delle vocali.

Il disgraziato killer crollò a terra spappolato come un budino.

Kid gli sollevò la testa prendendola per i capelli.

– Allora, chi è che vi manda?

– C mnd Pt Sndvl. Ervm q pr ccdrt!

– Cosa diamine stai dicendo?

– C mnd Pt Sndvl. Ervm q pr ccdrt!

In realtà il poveretto voleva dire: “Ci manda Pete Sandoval. Eravamo qui per ucciderti!” Senza vocali, è difficile spiegarsi bene.

In quell’istante, una salva di pallottole ricamò un paio di disegnini a forma di camposanto sul muro poco sopra testa di John, il quale raccolse allora di fretta vestiti e pistole e si precipitò verso una delle finestre per vedere dove fosse il suo cavallo. Affacciatosi, vide un gruppetto di gente che discuteva osservando una specie di disegno che era improvvisamente comparso sul muro antistante la locanda.

– E’ un affresco del ‘500! – disse un tipo

– No, no! È un mosaico del ‘400! – disse un altro. In realtà quello che vi era stampigliato sopra non era né un affresco, né un mosaico, ma il corpo del primo bandito, incastratosi violentemente dentro le mattonelle dopo il devastante cazzotto-missile di Jhon, appiattito e trasfigurato come una delle figure di Guernica.

Kid fischiò per chiamare il suo cavallo. Quando lo vide arrivare, si lanciò giù per montargli in sella. Subito si sentì un “crack”. Uno degli improvvisati critici d’arte si voltò verso di lui e gli disse:

– Signore, forse è meglio che la prossima volta usciate dalla porta!

Non aveva tutti i torti. John era a terra. Kod poco più in là, sghignazzante. Le gambe del ranger erano divaricate in una spaccata che neanche Nureyev al culmine della carriera sarebbe riuscito mai a fare.

In quel momento arrivò Ted a cavallo.

– Che stai combinando? Non è il momento di fare stretching! Sbrigati, che siamo circondati da una banda di Comancheros che non è di certo venuta ad offrirci da bere! Ne ho già spediti un paio all’Inferno!

John, che fino a quel momento non aveva mai visto le punte dei suoi piedi così lontane da lui, riportò le gambe a una posizione naturale, con degli scrocchi di ossa da far rabbrividire un’intera equipe di ortopedici.

I due si rifugiarono quindi dentro il saloon, da dove cominciarono ad ingaggiare un violento conflitto a fuoco con i banditi.

– Ne sono rimasti solo due! – disse Ted, guardando fuori dalla finestra.

– Sicuro? – domandò John, avvinghiato così saldamente a quattro carogne da poterci ballare un tango.

 

C’è un cinese che vi aspetta!!!

 

Commenta ma, soprattutto, facci ridere!

commenti

Neurosito

Neurosito

Pin It on Pinterest

Share This