di Luca Montanari

 

Pete Sandoval era così cattivo che spesso la notte non dormiva per paura di aggredirsi da solo. Era a capo di una famiglia texana di proprietari terrieri che aveva fatto la sua fortuna rubando le terre ai vicini ranch, facendo loschi affari con i Comanches e con una serie di cattiverie gratuite senza eguali.

Aveva uno sguardo così truce che, a volte, lo rendeva agli occhi degli altri cattivo anche quando non voleva esserlo. Come quella volta che entrò nell’emporio di Miss Portman. Senza che lui dicesse una parola, lei, da sola, gli diede tutto l’incasso del giorno, gli consegnò il suo nipotino di due anni in ostaggio, si imbavagliò, si sparò a una gamba e si legò ad una sedia.
– Miss Portman, io volevo solo una scatola di sigari! – le disse dopo che la stessa lo aveva pure supplicato di chiederle un riscatto per il nipote.
Spesso era sufficiente che passasse vicino alle persone perché queste alzassero le mani in segno di resa.
La sua cattiveria era tale che neanche i ladri osavano avvicinarsi alla sua casa. Quando lo facevano, le sue guardie proteggevano loro anziché lui.

Solo con una persona gli risultava impossibile essere malvagio: la sua adorata figlia Milly che, nonostante fosse brutta come un cadavere in decomposizione, aveva la capacità di trasformarlo in un docile cagnolino.
Il suo volto ricordava i personaggi dei quadri di Picasso. Il naso era talmente pronunciato che faceva ombra. I denti erano sporgenti come un balcone. All’interno del cavo orale erano posti in ordine sparso e, nell’insieme, ricordavano più i resti archeologici di Machu Pichu che una bocca. Gli occhi sembravano palline da golf buttate sul volto a caso. Erano così distanti l’uno dall’altro da permetterle una visione a 360 gradi. Come le mosche.
Un giorno apparì all’improvviso alle

cattiverie-gratuite

Pete Sandoval

spalle di uno degli sgherri del padre di guardia al suo ranch. Non appena l’uomo si girò, rimase pietrificato. Aveva scambiato la ragazza per un Velociraptor.

Aveva due aiutanti. Il primo era suo fratello minore, di nome Dan, minuto e costantemente malato. Lo era a tal punto che ogni volta che cominciava un discorso, nessuno credeva che potesse arrivare vivo al termine della prima frase.
La sua carnagione era di un bianco cadaverico. A volte sua madre lo confondeva con le lenzuola. Infatti non era difficile trovarlo fuori di casa appeso ad asciugare, mentre un giorno il pastore Brown, durante la messa, lo scambiò per un candela dando fuoco ai suoi capelli.
Senza poi contare che, ogni volta che lo incontrava, gli chiedeva quali fossero le sue ultime volontà e lo benediceva.
Un giorno, durante un battibecco con tizio, starnutì talmente forte che una costola gli si staccò e centrò in pieno petto l’avversario.

Il secondo aiutante era suo cugino, Matt Sandoval, detto ironicamente Occhio di falco a causa della sua forte miopia che rasentava la cecità.
– Ehi, Pete, – chiese un giorno Matt al cugino – secondo te perché il fratello del vecchio Thompson non ha spiccicato una parola nonostante gli abbia tenuto puntata la pistola addosso per mezzora?
– Forse perché non era il fratello del vecchio Thompson ma uno dei pali del recinto di casa sua – rispose Pete.

Infine c’era Alexis Sandoval, il nonno di Pete, il re delle cattiverie gratuite, forse ancora più terrificante del nipote, ma ormai in ”pensione”, a godersi le ricchezze frutto delle ruberie messe a segno durante la sua vita. Per questo, a ottant’anni sposò una giovane di venti, la quale sperava in un’imminente eredità. Un giorno lei morì, a ottant’anni. Senza eredità. Il giorno del suo funerale fu incredibile vedere come una bara, appesantita dal corpo della defunta, potesse essere brillantemente portata a spalla da arzillo vecchietto di centoquarant’anni.

Cinquant’anni di carriera come giudice. Corrotto. Un esempio ne fu, nel lontano 1789, il processo farsa a Jack Barton. Quest’ultimo uccise un rivale in affari, Anthony Guerrero e, per essere assolto, pagò una fortuna ad Alexis.

Milly Sandoval

Quel bocconcino di Milly Sandoval

Il testimone chiave, Brad Carpenter, non fu agevolato nella sua confessione.
– Ho visto Mr. Barton entrare armato nell’ufficio di Mr. Guerrero … – disse all’inizio della sua deposizione.
– Non ho capito! – sostenne Alexis dopo aver esploso un colpo che disegnò un canyon tra i capelli del testimone.
– Uhm … credo che non fosse Mr. Barton …
– Lo credete e basta? Dovete esserne certi! C’è di mezzo la credibilità e l’onore di Mr. Barton! – disse ancora Alexis, dopo aver esploso stavolta una raffica di colpi, andati a disegnare, sul banco degli imputati, una cassa da morto.

No – no! Non era Mr. Barton. Era uno che gli assomigliava …

– Cosa intendete dire? La somiglianza non fuga ogni dubbio … – affermò perentorio Alexis, dopo aver fatto cenno di entrare in aula a un omone alto due metri, con un cappuccio nero in testa e un cappio tra le mani.
– Oh no! – disse, sempre più spaventato e confuso Carpenter – Non era neanche uno che gli assomigliava. È entrata solo la pistola!
– Che cosa significa? Non dite sciocchezze! – urlò Sandoval, dopo aver autorizzato l’ingresso anche di un prete mentre recitava l’atto sacramentale: “Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen”.

– Giudice, mi oppongo! Voi state intimidendo il mio testimone con le vostre cattiverie … – disse improvvisamente l’avvocato dell’accusa. Quattro carogne della peggior specie si alzarono dal pubblico e gli infilarono le canne delle loro pistole nel naso.

– Anche se, riconosco, – continuò l’accusa – che la parole “intimidendo” e “cattiverie” sono, effettivamente, un po’ forti. Oserei dire, magari, che il mio testimone non è incoraggiato …
– Incoraggiato a fare che cosa? Finite la frase, avvocato! – intimò Alexis dopo aver esploso verso di lui un altro colpo che gli disegnò sulla fronte la frase: “Vi do due minuti per uscire da quest’aula sulle vostre gambe!”
– … non è incoraggiato a farsi i fatti suoi! – terminò l’accusa.
– Mr. Carpenter, siete ancora convinto che una pistola possa essere entrata da sola nell’ufficio di Mr. Gonzales? – chiese di nuovo Alexis, mentre dalla finestra si intravedeva l’arrivo di un carro funebre.
– Signor giudice, – disse infine Mr. Carpenter – a pensarci bene, sono stato io a uccidere Mr. Guerrero. Non so perché non ve l’ho detto prima. Ditemi solo se posso ammazzarmi io o se ci penseranno questi galantuomini intorno a me!
– Finalmente avete confessato, Mr. Carpenter! La prossima volta, qualora resuscitaste, non fatemi perdere così tanto tempo. Comunque non disturbatevi a togliervi la vita con le vostre mani. Il signore col cappuccio nero è pagato apposta. Buona giornata! Chi è il prossimo defunto,emh, perdonatemi, il prossimo imputato? – chiese infine alzando la testa e guardando tra i presenti.

 

Probabilmente qualcuno di voi si sara accorto che non abbiamo fatto cenno al padre di Pete, Nick Sandoval. Questo perché impareremo a conoscerlo più avanti.

 

Il “Western più pazzo del mondo” va avanti! Leggi la terza parte del primo capitolo!

 

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Neurosito

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