di Luca Montanari

 

John Kister aveva un caro amico, un cinese che si chiamava Sui. Un bravo ragazzo, ma con un grandissimo difetto: era esageratamente pessimista. Diceva che l’unica certezza che aveva era quella che un giorno sarebbe morto.

Il pensiero più allegro gli attraversava la testa durante il giorno era di che legno avrebbe potuto essere la sua bara.
Del resto, non si poteva pretendere altro da uno che di nome faceva Sui e di cognome Cidio.

Ogni mattina si svegliava con un umore così nero che, in confronto, un morto assassinato e col corpo smembrato era allegro.

Appena sveglio, la previsione più rosea che aveva della sua giornata era che, minimo, sarebbe stato accoltellato alle spalle.

Dormiva in una cassa da morto. Voleva farsi trovare già pronto, nel caso la morte l’avesse colto nel sonno.

Anche da bambino era un po’ angosciante. I suoi coetanei collezionavano sassi, cimeli indiani e giochi rudimentali. Lui articoli funerari.

Quando era di buon umore, andava ad assistere a qualche sepoltura.

Con le ragazze non aveva un gran successo. Le gite più allegre che proponeva loro erano nelle catacombe delle chiese.
A tutte, prima o poi, i ragazzi normali chiedono di sposarli. Sui, invece, chiedeva loro se volevano morire assieme lui.

Quando, in loro compagnia, trattava di argomenti brillanti, parlava del suo testamento.

I rapporti con Jhon furono buoni fin quando quest’ultimo ebbe le scatole piene di tutti i suoi funerei umori. Quando discutevano di cose allegre, parlavano di cremazione.

John decise di allentare i rapporti nel momento in cui cominciò a notare che, dopo ogni uscita con Sui, sentiva il bisogno di andare in un cimitero per riprendersi un po’.

Effettivamente non gli si poteva dare torto. La casa dell’amico era di una tristezza tale che il visitatore veniva contagiato dalla depressione addirittura nel DNA, con la certezza matematica di trasmetterla ai suoi discendenti per i secoli a venire. Solo per citare un esempio, nei quadri appesi alle pareti erano raffigurate tombe, cappi, cavi orali con in mezzo una Colt, ecc.

Quelli più allegri raffiguravano nature morte. Decisamente morte. La frutta era marcia.

Comunque, l’amicizia che li legava era sincera. Sui diceva sempre a Jhon che, se quest’ultimo avesse dovuto morire ammazzato da qualcuno, avrebbe desiderato che ciò accadesse per mano sua. Almeno non lo avrebbe fatto soffrire. Era veramente un amico. Chiunque, al posto di Jhon, si sarebbe sentito sollevato.

Come accennato poc’anzi, Kid si era stancato di tutto questo pessimismo e, un giorno, dopo una litigata, glielo rinfacciò. Sui ammise di aver sbagliato tutto sia nel rapporto con lui e, più genericamente, nella propria vita. Il suo modo di farsi perdonare fu quello di supplicargli di ucciderlo.

Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Per un po’ di tempo i due smisero di frequentarsi. Jhon aveva bisogno di ridere. Per questo la prima cosa che fece fu quella di frequentare per un po’ una setta satanica.

Sui non resse all’idea di aver perso l’amico. Quindi colse subito al volo l’occasione e decise levarsi dal mondo. Nel biglietto d’addio traspariva la profonda amicizia che lo legava a Jhon. C’era scritto che, se un giorno quest’ultimo si fosse ammalato in maniera irreversibile, Sui avrebbe chiesto a Dio di farlo morire dolcemente. Era veramente premuroso.

– Non farlo! – urlò disperatamente John, col biglietto dell’amico in mano, giungendo alle sue spalle, sulla Main Street, mentre si puntava la pistola in mezzo agli occhi. Nel disperato gesto di sottrargli l’arma dalle mani, inciampò su un sasso e cadde, urtandolo. Partì un colpo. Il corpo stramazzò a terra. Jhon si riversò su di lui, in un fiume di lacrime:
– No! No! Amico mio, no!
La sua disperazione fu interrotta dal suono di una voce conosciuta:
– Che stai combinando, John? – chiese Sui facendo capolino sull’uscio di casa.
– Sui … ma tu non stavi …
– Stavo che cosa?
– Oh Santo Cielo! E questo chi è? – domandò guardando il cadavere che teneva tra le braccia.
– È il mio vicino di casa. Gli ho detto mille volte che è pericoloso guardare con un occhio dentro la canna della pistola dopo averla pulita.

Qualche giorno dopo Sui venne rapito. John e il suo pard Ted erano sempre più accerchiati.

 

Adesso vi parlo di Ted!

 

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