di Luca Montanari

 

– Dovete essere orgogliosi della vostra campana secolare, sceriffo McKenzie, simbolo della vostra città. Non cadrà mai, come la vostra volontà di resistere strenuamente agli attacchi dei Comanches! – disse Ted.
Un secondo dopo una piccola scossa di terremoto fece tremare l’intero paese. Non ci furono danni ma la grossa campana si staccò precipitando a terra, ritta, ingoiandosi il tutore della legge. Ted, l’amico di John, aveva questo problema: portava sfiga.

La voce di McKenzie risuonava ovattata da dentro la pesante campana alta un metro:
– Tiratemi fuori di qui!
In molti, a fatica, dopo una buona mezzora, riuscirono finalmente a sollevarla. Videro lo sceriffo compresso come una fisarmonica. Incamminandosi verso il suo ufficio, emise pure le note di un valzer.

– Suvvia, Miss Johnson, cosa mai vi potranno fare due gocce? Andiamo, vi aiuto io ad attraversare la strada!  – disse qualche tempo dopo a un’adorabile vecchietta di novantanni la quale, vista la pioggerellina, aveva cambiato idea e non se la sentiva di più uscire di casa per recarsi all’emporio di Miss Portman. Aveva paura prendersi un malanno. Sentitasi, però, incoraggiata dalle parole di Ted, tornò sui suoi passi. Neanche il tempo il tempo di mettere il piede fuori dalla porta e un fulmine la abbrustolì come una pannocchia.

La donna, annerita dalla fuliggine, immobile come una statua di gesso, sbatteva continuamente gli occhi come Willy il coyote dopo un’esplosione di tritolo.
– Mrs. Johnson, rientrate prima che veniate colpita da qualcos’altro! – disse Ted un secondo prima che l’anziana fosse spazzata via per sempre da un meteorite.

– Non si preoccupatevi, Mr. Clark, – disse Ted al sindaco di Abilene , in un’altra occasione, inseguendo a cavallo un treno – alla prossima fermata vi faremo scendere! Vi assicuro, però, che era come vi dicevo, cioè che su questi binari erano anni che non passava un convoglio!
Non so se il sindaco fosse nelle condizioni di rispondere, stampato com’era sul muso della locomotiva e con la mascella divaricata fino a terra, ma credo che, se avesse potuto, una volta riavvolta la lingua che scorreva, a penzoloni, lungo i binari e ripostala nuovamente nel suo cavo naturale, non gli avrebbe certo detto cose carine.

John un giorno gli disse:
– Forse è meglio che la prossima volta tu stia zitto!
Lo fece dopo aver estratto da sotto una quercia secolare il Generale Birkmann, ottantenne roccioso, valoroso e pluridecorato ma che, dopo quel colpo, acquisì lo spessore di una pizza Margherita.
Quel giorno faceva un caldo soffocante e fu incauto da parte di Ted, visti i precedenti, suggerirgli di ripararsi all’ombra di quella pianta gigantesca, avendo dettogli prima che quella era, a parer suo, la quercia più solida delle Americhe.

– Ci manca solo che Voi vi sediate su un panetto di tritolo! – disse al maresciallo Sanchez, in tono di scherno, pochi istanti prima che quest’ultimo raggiungesse la mesosfera, speditovi dall’esplosione di non uno, ma dieci panetti di quell’esplosivo.
Il maresciallo vi si era era inavvertitamente seduto sfinito, dopo che aveva corso per sei chilometri a piedi, inseguito da trentaquattro Comanches con i fucili spianati e a cavallo. Prima di incontrarli fu alquanto avventato, da parte di Ted usare toni rassicuranti:
– Su questa altura siamo al sicuro, neanche Gesù ci troverebbe!

L’unico che, nonostante tutto, gli stava vicino era proprio John. Lo fece anche il giorno in cui si ritrovò nella Main street di Laredo con le canne di otto colt di una banda di rapinatori puntate sulle fronte, dopo che l’amico gli aveva detto:
– Esci pure dal saloon, tanto non ti aspetta anima viva!

Ted, però, aveva un altro grosso problema: il suo cognome era Willer e, pur non avendo alcun grado di parentela col più famoso ranger Tex Willer, ciò gli causava spesso non pochi grattacapi.

 

… e non finisce qui!

Commenta ma, soprattutto, facci ridere!

commenti

Neurosito

Neurosito

Pin It on Pinterest

Share This