di Luca Montanari

A nulla valsero le scuse di John al povero aspirante suicida che voleva gettarsi dal ciglio di un burrone. Non era stata una idea geniale cercare di fargli passare la tosse, causatagli dalla polvere di quell’assolato canyon, sferrandogli un colpo sulla schiena così violento che avrebbe fatto decollare anche un dinosauro.

Dovete sapere, infatti, che, nel cervello di John l’intelligenza aveva la tendenza a latitare. Infatti, dopo le inutili scuse, vedendo il poveretto spalmato a terra come Nutella, pensò, tra sé e sé: “Beh, almeno ora non ha più la tosse!”

Un aforisma sull’ignoranza di Victor Hugo dice: “L’unico pericolo sociale è l’ignoranza”. A San Antonio questo pericolo sociale, non solo per i delinquenti, ma anche per gli innocenti cittadini, aveva un nome e un cognome: John Kister. Di professione faceva il ranger. Nel vecchio West cominciò ad essere considerato un eroe il giorno che uccise Jeff Lo Spietato, un pericoloso bandito che da anni tormentava questa cittadina.

aforisma-sull'ignoranzaTutto avvenne una notte, durante una ricognizione nei pressi di un accampamento Comanche col suo compagno di mille avventure, Ted. John, scivolando su del terriccio, sparò accidentalmente un colpo in aria e sentì subito un tonfo, grazie al quale capì di aver preso qualcosa. Quello che invece non capì è come Jack Lo Spietato potesse volare.

– Non stava volando, idiota! Ci stava tendendo un agguato dall’alto di questo albero! – gli disse Ted.
Mentre quest’ultimo stava cercando di caricarsi in spalla il cadavere di Jack, John, starnutendo, sparò inavvertitamente un altro colpo in aria.

– Ehi, Ted! Credo di aver trovato anche il suo cavallo! – disse dopo che un Mustang di cinquecento chili, colpito dal suo proiettile, gli era caduto addosso dalla cima dello stesso albero.

Come Jack Lo Spietato fosse riuscito a portare il suo cavallo fin lassù è ancora un mistero, ma resta il fatto che John, da allora, divenne, suo malgrado, quasi una leggenda, a discapito, di volta in volta, di poveri e malcapitati delinquenti.

– Questa è una rapina! – o almeno credo che questa fosse, originariamente, l’intenzione di Billy il Sanguinario prima che l’82% dei suoi denti fossero sgretolati da una sportellata di John, entrato rovinosamente in banca dopo essere inciampato sul gradino d’ingresso.

E non penso fosse una delle priorità della vita di Frank, Il Killer Della Porta Accanto, detto così per il suo portamento elegante e i suoi modi gentili, venire un giorno incastonato nel terreno così profondamente al punto di notarne la composizione cellulare.

Il pianoforte che gli piombò addosso da una finestra del primo piano di un albergo, rendendolo simile alla sfoglia di una lasagna, venne scaraventato fuori John mentre stava tentando di fuggire dall’aggressione di tre compari del Killer assieme al solito amico Ted.

Quest’ultimo, guardando sconsolato giù dalla finestra, gli disse:

– Veramente io intendevo dire: “Lanciati piano fuori dalla finestra!” e non: ”Lancia il piano fuori dalla finestra!”

John, innervosito dalla propria stupidità, fece un gesto di stizza a causa del quale inciampò su un tappeto scaraventando l’amico sul pavimento della stanza quando ancora era affacciato, giusto un istante prima che i tre poveri, disgraziati fuorilegge, dopo una breve, ma vigorosa rincorsa, gli piombassero addosso.

aforisma-sull'ignoranzaNon c’è niente di più terribile di un’ignoranza in azione, dice un altro aforisma sull’ignoranza, stavolta ad opera di Johann Wolfang Goethe, ed è quello che devono aver pensato quelle tre povere carogne, le quali non penso che avessero pianificato, per quel giorno, di librarsi nell’aria, all’esterno di una finestra del primo piano di un albergo. E nemmeno, credo, che avessero previsto che si sarebbero piantate al suolo componendo forme simili a Stonehenge.

Comunque, come tutti i tutori della legge, John, oltre all’irruente forza fisica, era mosso da spirito altruistico e pervaso da una certa dose di nobiltà d’animo ma, al contrario dei suoi colleghi, proprio per il fatto che la sua scatola cranica di frequente era così vuota che, quando egli stesso parlava, all’interno si poteva sentire l’eco, le sue intenzioni spesso non sortivano gli effetti desiderati, come nel caso citato del suicida, o di quello dell’anziana Miss Pollok, la quale, quando un giorno gli chiese di aiutarla ad attraversare l’accidentata strada principale di San Antonio, credo intendesse dopo e non durante il passaggio dei duecento soldati dell’esercito degli Stati Uniti che stavano sopraggiungendo al galoppo.

Subito dopo, il suo senso etico lo spinse ad andare a fornire qualche spiegazione sull’accaduto al nipote di Miss Pollok sulla dipartita della sua cara congiunta.

– Ha sofferto? – gli chiese quest’ultimo.

– Non lo so, ma comunque vi ha lasciato un suo ricordo! – rispose John, porgendogli un brandello del braccio sinistro della nonna.

Sembra che il blocco della crescita intellettiva di John Kister fosse dovuto, quando ancora era adolescente, alla tragica, traumatica e prematura scomparsa di una fraterna amica d’infanzia, che comunque egli incise nella memoria con le vibranti parole di una sua poesia, a lei dedicata, intitolata:

Prateria

Amica mia, Tu mi dicesti:

– Oh, com’è verde questa prateria!

  Oh, com’è silenziosa questa prateria!

  Oh, da quale deliziosa pace permeata è, questa prateria!

Un secondo dopo fosti travolta da una mandria di bufali.

Proprio per questo suo handicap, John era noto anche come “The Kid”, cioè “Il Bambino”.

Poco prima che il povero suicida avesse la sventura di essere aiutato dal nostro ranger, John, galoppando verso il Ranch dei Thompson, che lo avevano chiamato per denunciare l’ennesima aggressione subita dai vicini di casa, i Sandoval, si era imbattuto in una giovane donna che piangeva.

Il suo cavallo, anch’esso sensibile al pianto di una rappresentante del gentil sesso, inchiodò. Kid fu sparato come un proiettile addosso ad un cactus delle dimensioni di un megalodonte, forse il più spinoso in circolazione. Lo scontro fu violentissimo. Si avvinghiò così saldamente alla pianta che vi si affezionò e, quando se ne staccò, gli dispiacque pure un po’, anche se sembrava uscito da una seduta record di agopuntura.

Una volta ricompostosi, si avvicinò alla ragazza e, vedendola col volto sofferente, gli salì il romanticismo. Con una dolcezza che avrebbe commosso persino Hitler in una giornata di pessimo umore, le chiese:

– Piccola, perché piangi? – ma non ebbe risposta alcuna. Allora Kid, sentendo la commozione stringergli il cuore e sgorgargli nel petto, trattenendo a stento le lacrime, domandò di nuovo alla giovane, che nel frattempo gli si era accasciata ai suoi piedi:

– Cucciolo, dimmi, qual è il motivo della tua afflizione? – Alla parola “cucciolo” il suo cavallo, che di nome faceva Kod, il che dimostra che anche la fantasia non era uno dei punti fermi di John, non resse e tirò fuori il fazzoletto per asciugarsi le lacrime che sgorgavano a fiotti.

In mezzo a tutto quel piagnisteo, la ragazza non rispose ancora e rimase a terra.

Kid si inginocchiò come per pregare. Pianse anche lui. Guardandola amorevolmente con occhi languidi, le strinse il volto tra quelle mani brutali e ruvide ma che, sovente, sapevano essere anche dolci e vellutate e le disse:

Piccola mia, dolce rugiada d’autunno, – a quelle parole così soavi, anche il cactus scoppiò a piangere e si risentì perché, mancandogli le mani, non poteva fare ciò che avrebbe voluto fare in quel momento e cioè applaudire – non credere che io voglia intromettermi nella tua vita privata, ma vorrei solamente sapere, al solo puro e nobile fine di aiutarti e qualora non ti fosse chiaro il concetto, perché piangi, ovvero, qual è il motivo di tutto questo tuo lacrimare. Vuoi che te lo sillabi?

La ragazza seguitò a non profferire parola. Allora John la prese fra le sue possenti braccia e, con un po’ di stizza, le domandò:

– Ma scusa, ti sembra questo il momento di metterti a dormire?

Gli ci vollero ancora un paio d’ore di domande per capire che la giovane era morta a causa dei diciotto pugnali che aveva conficcati nella schiena. Dopodiché gli venne un dubbio:

– Forse è stata uccisa!

Non ci arrivò, però, a rigor di logica, ma pensando che, essendo già difficile trovare nel deserto una persona che, dopo aver camminato a lungo sotto il sole, mantenesse inalterate lucidità e raziocinio, figurarsi trovarne una che volesse suicidarsi ficcandosi pazientemente e minuziosamente diciotto pugnali nella schiena.

Quindi, adagiandola per terra, Kid esclamò:

– Beh, in fin dei conti a Giulio Cesare andò peggio!

Kod, che capì che era stata uccisa addirittura prima di chi sta scrivendo, alzò gli occhi, chiedendosi cosa mai avesse fatto di male per meritarsi un padrone del genere.

Dopo avere caricato la ragazza sulla propria sella, John si rimise in viaggio.

 

Arrivano i Sandoval!

 

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Neurosito

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