Di Luca Montanari

– Ma non è forse il caso di fare qualcosa? – chiese Ted al compare mentre erano al galoppo, inseguiti da un gruppetto di quattro Comanche.
– Non c’è tempo ora, gli indiani sono a breve distanza da noi, non vedi?
– Lo dicevo per lui, poveraccio, non deve stare tanto comodo!
Non aveva tutti i torti. La povera canaglia era aggrappata per le corna, faccia a faccia, al muso di un bisonte in corsa. Con le gambe cercava di montargli in groppa, anche perché i suoi stivali, che per circa cinque miglia avevano strisciato per terra, erano da tre o quattro minuti solo un lontano ricordo, mentre i suoi talloni erano ormai in fiamme.

– Oh, guarda che strano volatile! – esclamò John, vedendo volare una grossa sagoma con un boom sonico da fare invidia a un jet.
Inutile dire che, ancora questa volta, John fece ancora bella mostra della sua intelligenza da lucertola in crisi d’identità. Ciò che vide non era un uccello corpulento, ma la povera miserabile carogna, scaraventata via dal bisonte in fuga. Infatti, dopo che, dopo numerosi sforzi, era riuscito a cavalcarlo, l’enorme quadrupede, terrorizzato dalla presenza degli indigeni, improvvisamente inchiodò per cambiare direzione, sparando il povero Joseph a grande velocità all’interno di una strettissima gola montuosa, dove si stampò così violentemente contro una parete che si mimetizzò in maniera perfetta con la stessa. Se fosse vissuto ai giorni nostri, non l’avrebbero trovato neanche col luminol. Sembra che l’urlo di terrore di Joseph fosse così potente che la sua ugola risultò visibile a occhio nudo dalle parti dell’America Centrale.

Anche i due ranger decisero di entrarci e di nascondersi in una rientranza per fare, loro volta, un agguato agli inseguitori. Il luogo era talmente stretto che non era possibile anche per chiunque proseguire al galoppo.

– Speriamo che queste rocce non franino! – fu la frase di Ted che costrinse i poveri comanche a proseguire la loro esistenza con le forme dei loro corpi nettamente diverse da quelle a cui erano abituati. Alle parole del ranger seguì, per l’appunto, un frastuono spaventoso.
– Ho la sensazione che questi Comanche non siano in grado di nuocere! – sentenziò Kid sporgendosi dal loro nascondiglio. Le pareti rocciose erano in parte loro addosso agli inseguitori.
– Perché? – chiese l’amico.
Era oggettivamente difficile fare o pensare qualcosa per delle persone di cui una aveva assunto la forma di un grana padano, l’altra era spappolata come un risotto allo zafferano, la terza aveva il collo di un Modigliani, la testa sottoterra come uno struzzo e il corpo come un mozzarella di bufala, mentre la quarta era alle prese con la palla infuocata al centro della Terra.
Senza parlare dei cavalli che, per lo spavento, si erano trasformati in cavallucci marini.

Scampato il pericolo, i due cominciarono a spostare alcuni grosse pietre per guadagnare l’uscita.
– Ehi, Ted, questa roccia ha due occhi che mi guardano!
Non era il Canyon che aveva preso improvvisamente vita ma il povero Joseph, che si staccò come carta da parati e cominciò a svolazzare meglio di un aquilone. John lo prese al lazo e poi, assieme a Ted, riprese a inseguire fuggitivo. Si portavano dietro il malcapitato delinquente nella speranza che, qualora i neuroni superstiti avessero ripreso ciascuno il suo posto, potesse dir loro qualcosa di più sul famigerato Benson. Dopo un altro estenuante giorno di viaggio, le tracce  di quest’ultimo terminarono, per loro sorpresa, nel villaggio di Cane Che Piscia Sulla Mia Gamba. Qui gli indiani custodivano segretamente un mini giacimento d’oro. Era frutto delle razzie compiute ai danni dei cercatori. Quando i Comanche capirono che per i visi pallidi aveva un grande valore, cominciarono ad assaltare le loro carovane per usarlo come merce di scambio.

John e Ted erano riusciti a scovare Benson all’interno del villaggio e lo avevano seguito, stando a una decine di metri, acquattati a dove gli indiani stavano banchettando intorno a un falò. Lo videro parlottare col famigerato Sepolto Vivo:

Benson

Jack “Non Mi Ha Fatto Niente, Faccia Di Serpente” Benson

– È stata una disfatta! – cominciò Benson
– Infatti. Non sono soddisfatto. – rispose il secondo
– No, io non sono soddisfatto per la disfatta.
– Ne prendo atto. Però ti vedo cotto.
– E anche un po’ rotto. Che ore sono?
– Le otto.
– Allora vado a letto.

 

– Ma che stanno dicendo questi due? – chiese John a Ted

– Sarà un linguaggio in codice!

– E che lingua è?
– Che cosa?
– Il codice

A Ted venne da dire: “Speriamo non si apra una voragine sotto John”, ma volendogli, nonostante tutto, bene come un fratello, preferì stare zitto e sorvolare.

– Mi sembri anche un po’ fatto! –proseguì Sepolto
– Fatto sarai tu, indiano inetto e, perdipiù, senza tatto! Io sono solo un po’ cotto!
– Sei anche un po’ matto! Sai che è notte?
– Sai che mi hai rotto? Te lo detto: vado a letto!
– Buonanotte!
– Buonanotte, testa di catto!

Decisamente non fu un dialogo tra scienziati. Ma quel che non era chiaro ai due ranger era il motivo per cui Benson era andato fino all’accampamento dei Comanche. Cercarono di seguire Sepolto Vivo senza dare nell’occhio.
– Così sono sicuro che nessuno mi vede! – sostenne John. E invece l’avrebbe visto anche un cieco da venti metri, voltato di spalle e con un occhio chiuso. Si era nascosto dietro a un ramo.

 

… sta per arrivare una grande storia d’amore

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Neurosito

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