di Luca Montanari

 

L’Ambrosia deltoidea non è una pianta che spunta sui deltoidi quando li si esercita eccessivamente in palestra, ma un vegetale che cresce in alcune zone desertiche degli Stati Uniti. La si trova in cespugli estremamente dannosi per la salute qualora li si ingoi anche involontariamente.Ed era quello il rischio che stava correndo John. Planando su uno di essi, uno di questi gli si conficcò fino in gola, trasformando il suo cavo orale in un orto botanico.

L’ebbrezza del volo quella sera gliela stava facendo provare l suo cavallo Kad. Stremato dalle numerose miglia percorse in pochi giorni in su e in giù per il Texas, fermandosi, peraltro, quasi mai per rifocillarsi e per un cambio dei ferri sotto gli zoccoli, una volta giunti davanti al ranch dei Thompson, dopo aver seminato di nuovo i Comasche, decise che quella sera John non gli sarebbe più montato in sella. Ogni volta che lo faceva, Kad lo spediva di volta in volta a far la conoscenza ravvicinata quando di un cactus, quando di un albero, quando di una parete rocciosa. Ogni volta, però, John si rialzava e, in maniera commovente, tornava all’assalto del suo animale. Neanche Rocky contro Ivan “Ti spiezo in due” Drago fu così ostinato.

Ed era quello lo spettacolo a cui Brad Thompson stava assistendo da lontano, mentre spaccava la legna, a quello di un uomo che, nonostante le avversità, continuava a cadere e rialzarsi. Un atteggiamento che era stato il suo credo per tutta la vita.

Dopo l’ultimo tentativo di montarci sopra, Kad proiettò John verso la casa dei Thompson a una velocità tale che il ranger non era visibile ad occhio nudo. Vi entrò dalla finestra, travolgendo Susan che stava parlando con due amiche della sua fondazione benefica, ovviamente rivolta verso l’esterno, dando loro le spalle. Le due donne cercavano da un paio d’ore di girarla verso di loro, senza successo.

Signore, vorrete scusarmi se ho interrotto bruscamente la vostra conversazione! – disse Kid mentre si trovava sopra a Susan nella posizione del missionario e, imbarazzato, le toglieva bruscamente le mani dai seni.
– Non preoccupatevi, – rispose una delle amiche, Ann – fino adesso è stato mortificante conversare con una finestra.

Dopo essersi ricomposto, l’improvvisato quartetto scese nella sala da pranzo dove, nel frattempo, erano giunti Brad e Ted.
– Signore, – annunciò il primo – è con piacere che vi presento i ranger John Kister e Ted Willer!
– Willer! – esclamò una delle due amiche – Il ranger più famoso degli Stati Uniti! – aggiunse eccitata
– No signora, è solo un caso di omonimia – rispose seccato. Poi, rivolto a John, gli chiese:
– E poi chi è sto Tex Willer? – Non aveva tutti i torti, visto che le imprese di Tex si svolsero intorno al 1870 e loro stavano vivendo il 1850. Non era la prima volta, comunque, che gli facevano questa osservazione. Sembrava che tutti già si aspettassero che in futuro sarebbe comparso personaggio del genere e siccome lo descrivevano come intelligente, aitante e muscoloso, Ted si era ormai convinto di stare a Tex come Paperino sta ad Einstein.
– Ah! – fu il verso di delusione della donna.

Le due amiche si chiamavano Ann Barckley e Kimberly Olson. Erano anziane, timorate di Dio e ritennero che l’essersi confrontate per più di due ore con una finestra fosse una dura prova a cui l’Onnipotente voleva che si sottoponessero. Fu anche per questo che videro l’irrompere di John nella camera come un segno divino. Per un attimo, prima che piombasse sull’amica, credettero che si trattasse dell’Arcangelo Michele.

Susan improvvisamente si illuminò ed esclamò, insolitamente rivolta agli umani presenti nella stanza:
– Signore e signori, è sera! Immagino siate affamati! Accomodatevi a tavola che vi servo la cena!
Si sedettero tutti, tranne Ted, che rimase in piedi un po’ titubante. Era a conoscenza dell’eccessiva generosità di Susan in queste occasioni e della sua suscettibilità nel caso a qualcuno dei suoi ospiti balenasse la malaugurata idea di dire: “Basta, sono sazio!”
Era un’esperienza che aveva vissuto per mezzo di suo padre, il quale gli raccontò che da quando un giorno, dopo essere stato ospite dei Thompson a pranzo, il suo intestino si era trasformato in una palude.

– Avanti, sig. Willer, non siate timido, sedetevi anche voi, non vorrete lasciare da sole queste due splendide signore! – aggiunse la moglie di Brad.
– La mia esitazione era dovuta solo alla mancanza di appetito. Credo sia dovuta allo stress accumulato nella giornata. Spero che questa meravigliosa compagnia non si offenda se vado accanto al focolare a riposare le mie stanche membra!
La diplomatica proposta per mettersi in salvo di Ted fu subito vanificata dalla stizzita risposta di Susan
– Oh, no, signor Willer, qualora non cenaste con noi, non fareste un grosso dispiacere a me, ma a mio marito. Lui ama la vostra compagnia, vero Brad? – gli rispose seccata colpendo il ranger dietro le sue ginocchia e facendolo bruscamente sedere sulla sedia, accelerando la caduta spingendolo verso il basso con una mano sulla sua spalla. Era spacciato.

La prima portata consisteva in bistecche ciascuna grande quanto un tappeto orientale. Appena le vide Ted tentò la fuga, ma fu trattenuto di nascosto per un braccio dall’amico che, sottovoce, gli disse:

– Guai a te se mi lasci solo in questa lotta tra uomo e cibo!

La seconda portata prevedeva che fosse servito un arrosto delle dimensioni di un brontosauro ingurgitato il quale, la compagnia stava per perdere Miss Kimbery Olson, salvata in extremis dal coraggioso intervento di John il quale, con una Manovra di Heimlich, riuscì a stapparle lo stomaco dal quale uscirono, oltre all’arrosto e, con una certa fatica, la bistecca, tutte le dodici scatole di cioccolatini. Scatole comprese, che nel pomeriggio aveva offerto a ciascuna delle sue amiche.

Alla trentaduesima portata, Ann, in uno stato di disperazione tale per cui era convinta di essere inseguita da un treno carico di colesterolo, tentò di evadere dalla casa dei Thompson, strisciando per terra, dove era crollata sotto il peso del suo stomaco che ormai, da solo, pesava quarantadue chili e dove era giunta a vomitare anche il latte materno assunto al momento della nascita.
Si stava furtivamente dirigendo verso l’uscita, quando Susan, ponendo davanti al viso sofferente dell’amica un piede, le chiese:
– Dove pensi di andare, Ann? Se te ne vai senza avere assaggiato i miei dolci, mi faresti un torto! – Era proprio quello che temeva la donna. Il glucosio che gli scorreva nelle vene aveva con terrore intuito che stavano per arrivare in tavola ben dodici torte.
Dopo la settima, Miss Olson, ripresasi abbastanza bene contro ogni previsione, chiese il permesso di interrompere il travaso di zuccheri nel suo sangue, dopo aver notato che le sue braccia stavano lentamente assumendo la forma di due enormi cannoli.

Al termine della cena John, con una scusa, chiese il permesso di uscire un momento fuori di casa. Fece un rutto tale da provocare un improvviso surriscaldamento climatico.
Era un po’ preoccupato per il pard il quale, dopo aver ingoiato l’ultima torta, si era inginocchiato con le mani giunte, sostenendo di essere sul Golgota, ai piedi della croce di Gesù.
Infine, la povera canaglia, Joseph Hancock, dopo la quarantunesima portata, arrivò a rimpiangere il momento in cui fu piallato da un masso di trecento chili, rendendolo simile a un frisbee col cappello da cowboy.
A un certo punto John mise la mano sul calcio della pistola. Dall’interno della casa provenivano le urla agghiaccianti delle due anziane signore. Subito si precipitò all’interno per vedere cosa stava accadendo. Non era niente di cui preoccuparsi. Susan aveva solamente chiesto alle amiche se volevano del caffè.

Se non avete di meglio da fare, il “Western più pazzo del mondo” va avanti!

 

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Neurosito

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