di Luca Montanari

– Orso Bianco, perché mi guardi con quell’aria di commiserazione? – domandò Capo Cane Che Piscia Sulla Mia Gamba.
– Perché è ancora con grande rispetto e per il grande senso di fratellanza che mi legava a tuo padre, che mi sento in dovere di dirti che non è stata una grande idea far guadare il fiume ad alcuni dei nostri più validi guerrieri nel punto più basso perché è anche il più pericoloso.
– Avanti, Orso Bianco! Sono guerrieri esperti e, perdipiù, sanno nuotare anche molto bene! Perché mi dici così? Ogni volta mi mortifichi! – rispose Cane mentre, alle sue spalle, i poveri combattenti correvano a mille allora in su e in giù, terrorizzati,  a pelo d’acqua, incalzati dalle fauci battenti di una colonia di coccodrilli affamati.

Il giorno della vendetta era arrivato. I Comanche erano decisi a vendicare la loro squaw, convinti che, ad ucciderla, fosse stata la banda dei Sandoval come ritorsione per le passate razzie. Il loro obbiettivo principale, dietro insistenza di Benson, era Pete. In realtà, l’assassinio della ragazza era stato commesso proprio da Jack, per scatenare una guerra tra le due fazioni, con l’obiettivo, da un lato, di uccidere Pete per prenderne il posto e le ricchezze e, dall’altro, di decapitare la tribù dei Comanche al fine di impossessarsi de loro oro. Visto il cenacolo di menti eccelse in campo, era più probabile che Benson, invece di realizzare il suo ambizioso progetto, si trasformasse in Madre Teresa di Calcutta. E ciò diventava ancor più verosimile vedendo Cane che, prima di sferrare l’attacco ai Sandoval, stava annusando in rassegna i piedi di tutti i suoi guerrieri schierati, alzando la gamba per fare la pipì su quelli dell’ultimo della fila.

L’imboscata era pronta per essere tesa dall’alto dalle rocce che costeggiavano la strada che conduceva alle terre dei Thompson, confinante, dall’altro lato, col fiume teatro dell’impari battaglia più sopra descritta tra il gruppo di poveri sanguinari Comanche e un gruppetto di voracissimi coccodrilli.
Una volta scattato l’attacco, Benson aveva progettato di creare le condizioni perché Pete venisse ucciso dagli indiani.
Le forze in campo erano abbastanza numerose. Lato Sandoval erano circa una decina, più numerosi gli indiani che, in tutto, contavano una ventina di unità. L’andatura dei primi era lenta.
– Non riesco a capire come mai oggi il mio cavallo sia così nervoso! – esclamò Mandibola Parker
– Forse perché è oramai mezzora che stai tentando di sbranargli la criniera, Anthony! – gli rispose Pete – Comunque non sono tranquillo: c’è una calma piatta, quasi surreale. Non è un buon segno!

Per questo urlò a un suo tirapiedi in coda alla fila:
– Paul, tutto bene, laggiù?
Sono sicuro che gli avrebbe risposto più che volentieri ma, con la lingua inchiodata da una freccia al corno della sella, la cosa gli risultava un tantino difficile.
A un altro appartenente alla cricca di Pete, sempre con una freccia, venne inchiodata la punta dello stivale destro alle briglie del cavallo, mentre ad un terzo la medesima arma era passata da un’asola della camicia e lo aveva attaccato alla staffa sinistra della sella.
Quei Comanche erano dei tiratori precisi ma, soprattutto, fantasiosi.

Quando quell’imbecille di mio cugino si decide a ordinare l’attacco? Non possiamo limitarci a tirare solo qualche freccia! – chiese Sepolto Vivo, ribollente di rabbia per non poter essere apertamente lui il capo dei suoi soldati, a Orso Bianco
– Pazienta ancora qualche minuto – gli rispose, mentre lanciava lontano un bastone a Cane perché glielo riportasse indietro.

Ormai, però, era troppo tardi. Le tre frecce scagliate avevano sì che il gruppetto di delinquenti si sparpagliasse dietro le rocce di quelle montagne per evitare di diventare facile preda dei Comanche, i quali, per ordine di Sepolto Vivo, cominciarono a dar loro la caccia a piedi. Butch si appostò dietro un enorme masso e, mentre era intento a sparare, sentì alle spalle un rumore di gente che cade a terra. Per due teneri Comanche non ci fu niente da fare. Uno sputo dello sceriffo aveva perforato il terreno come un acido producendo esalazioni tali che, in confronto, la diossina sembrava Chanel n. 5.

Nel frattempo Pete urlava perché Cane Che Piscia, ringhiando, gli stava mordendo un polpaccio. Jack riuscì a far sì che mollasse la presa lanciandogli un biscotto per cani. In realtà il suo scopo era di isolare Pete per fare in modo che gli indiani gli tendessero un’imboscata

– L’ira del Signore si sta abbattendo su di noi, Padre priore! – urlò disperato un religioso benedettino in un monastero a un paio di miglia dal luogo dell’agguato – Alcuni dei nostri confratelli giacciono a terra senza vita nel nostro umile orto!
A dire il vero, l’ira del Signore c’entrava ben poco. Il fatto è che Matt aveva cominciato a sparare all’impazzata ma, dopo aver decimato i frati, estinto alcune specie di volatili e dilaniato la rotula del suo caro e immensamente paziente amico fraterno Sam, senza aver centrato, anche per sbaglio, un solo Comanche, fu convinto da Mandibola a desistere da ogni altro ulteriore tentativo di ammazzare gli avversari. E, nel farlo, fu anche estremamente convincente. Gli divorò la pistola in un sol boccone.

Intanto Benson, in accordo con Sepolto Vivo, fingendo di trarre in salvo Pete, lo aveva condotto in una boscaglia, nella quale erano mimetizzati alcuni indiani. I due si erano acquattati dietro un masso. Un rumore sordo, simile un trombone inceppato, li aveva messi in allerta. Non appena Jack notò un Comanche che stava tendendo la corda del suo arco per colpire Pete, si alzò per spostarsi, ma inciampò su Ameba Spappolata che russava come se non ci fosse un domani, in coma vegetativo per aver percorso stavolta ventidue metri senza mai fermarsi. La carogna, cadendo, si beccò su un braccio la freccia destinata al petto di Pete, mentre l’intervento provvidenziale di mandibola mise in fuga gli indigenti che scapparono increduli. Era la prima volta che qualcuno li disarmava mangiando i loro archi usando le frecce come bacchette cinesi.

Da questa operazione Benson ottenne il risultato diametralmente opposto a quello che intendeva raggiungere: passare da salvatore di Pete senza avere, per altro, fatto fuori i capi dei Comanche , mentre Mandibola Parker si era dimostrato col suo coraggio ma soprattutto, col suo appetito, il suo collaboratore più valido e fidato.
Sul posto sopraggiunse a cavallo anche Camposanto Gallagher. In sella, dietro di lui, giaceva, svenuto, il suo fido vice-sceriffo. Non era crollato per qualche duro combattimento, ma a causa della quantità di gas inalato prodotto dai capelli oleosi di Butch. Fu così grande da causargli un effetto simile a dodici potenti elettroshock.

Le ascelle dello sceriffo avevano reso l’ambiente dove si era scontrato con gli indigeni totalmente asettico. Ogni tipo di batterio si era dato alla fuga, preferendo crepare di stenti sotto il sole a picco piuttosto che per l’aria avvelenata, mentre i comanche che avevano osato affrontarlo in diversi combattimenti corpo a corpo si erano vaporizzati solamente per annusato da vicino la sua camicia.
A sto giro, quindi, i visi pallidi ebbero la meglio sui Comanche. Pete Sandoval, però, ritenne opportuno fare ritorno a casa.

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Neurosito

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