LA CENA

Tu apparecchiasti un tavolo con piatti in porcellana,
calici in vetro di Murano, posate d’argento e quattro meravigliosi lumi.
Io ti regalai un mazzo di trentasei rose e una collana d’oro.
Tu cucinasti un pollo prelibato,
un arrosto delizioso con una spruzzata di fagiolini,
un tacchino raffinato steso su un letto di insalata,
due meravigliose orate grigliate contornate da festosi pomodori
Io preparai un antipasto di frutti di mare immersi in un prelibato sugo di pesce,
degli ottimi spaghetti al tartufo,
delle succulente penne all’amatriciana,
una macedonia con ricercatissimi frutti tropicali,
un meraviglioso tiramisù con la più pregiata miscela di caffè arabico.
Mangiammo appassionatamente tutto, incrociando i nostri sguardi innamorati e, spesso, i nostri calici.
Poi ci facemmo la lavanda gastrica a vicenda.

 

LA CASA

Entrasti nella tua nuova casa e dicesti:
– Oh, com’è bella!
– Oh, com’è funzionale!
– Oh, com’è accogliente!
– Oh, com’è grande
– Oh, com’è luminosa!
Poi ti crollò addosso.

 

L’INSALATA

Stavamo cenando.
Tu mi chiedesti un’insalata.
Io te la diedi.
Tu mi chiedesti ancora un’insalata.
Io te la diedi.
Tu mi chiedesti di nuovo un’insalata.
Io te la diedi.
Tu mi chiedesti un’altra volta un’insalata.
Io te la diedi.
Mi chiesi, allora, come mai stavi mangiando così tanta insalata.
Poi mi accorsi che tu non c’eri. Non stavo cenando con te.
Stavo cenando con una capra.

 

CONVINZIONI

Tu volevi entrarci.
Io cercai di trattenerti.
Tu perseveravi.
Io cercai almeno di spiegarti.
Tu bramavi per entrarci.
Io cercai di farti capire che era impossibile,
ma tu ti eri fissata di essere un toast
e insistevi col voler entrare nel tostapane elettrico.

 

DALLA PSICANALISTA IN STATO CONFUSIONALE

Le parlai a lungo dei rapporti con mia madre.
Lei mi ascoltava in silenzio.
Le parlai a lungo dei rapporti con mio padre.
Lei mi ascoltava in silenzio.
Le parlai a lungo dei rapporti con mia sorella.
Lei mi ascoltava in silenzio.
Infine, dopo un paio d’ore di sfoghi, lei mi disse:
– Guardi, l’aiuterei volentieri, ma ora non posso. Oltretutto si sta formando una coda interminabile.
Non aveva tutti i torti. Lei non era la mia psicanalista. Era la cassiera del mio supermercato.

 

C’è anche la parte sesta, mi seguite?

 

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Neurosito

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