Testi comici e umoristici: cosa non dovete fare

– Se non le piacevano i miei testi comici e umoristici bastava dirlo, dottore! – dissi esalando a fatica le parole all’ultimo editore a cui feci leggere il manoscritto, mentre con una mano mi sollevava da terra tenendomi per la gola e con l’altra tentava di farmelo ingoiare.

Effettivamente il dottore era leggermente suscettibile. Avrei dovuto dedurlo dal suo nome: si chiamava Alterco Rozzo. Esattamente il contrario del mite signor Galimberti, il primo editore a cui feci leggere i miei testi comici e umoristici. Un giorno, appena entrai nel suo ufficio, ebbi subito la sensazione che non gli fosse piaciuto.

– Da cosa l’ha dedotto? – mi domandò

– Dalla Bibbia che stringe nella mano sinistra ma, sopratutto, dal cappio che ha intorno al collo. 

Tornando al sig. Rozzo, devo dire che era un editore geneticamente modificato. Era alto due metri e dieci. Le dita della sua mano sembravano mattonelle. 

romanzo-divertente

– Se non le piacevano i testi comici e umoristici bastava dirlo, dottore! – dissi esalando a fatica le parole all’ultimo editore a cui feci leggere il manoscritto, mentre con una mano mi sollevava da terra tenendomi per la gola e con l’altra tentava di farmelo ingoiare.

– E questi le sembravano dei testi comici e umorisitici?

Voi nuovi autori dovete imparare a essere più umili! – mi disse mentre ero in volo verso l’ufficio della sua segretaria. Qualche istante dopo, mentre dal muro, dove mi ero spiaccicato, scivolavo lentamente verso il pavimento come una frittata, cominciai a sentire tutto l’ufficio tremare.

– Signorina – dissi rivolto alla donna – scappi perché pare ci sia un terremoto!

– Non è un terremoto, signor Montanari, – rispose – sono i passi del Dottor Rozzo. Il quale entrò nella stanza come un dinosauro. Hulk in confronto, sembrava un Chihuaua.

– Ma fa sempre così quando non gli piace un’opera narrativa? – domandai alla segretaria.

– E si figuri che oggi è di buon umore!

Mi afferrò per quel che era rimasto del mio collo e mi scaraventò fuori dall’ufficio. Senza aprire la porta.

Io e quest’ultima passammo insieme, abbracciati appassionatamente, i successivi trentasette secondi carambolando giù per le scale. Qualche istante in più e ci saremmo innamorati.

Per strada me la scollai di dosso. Avevo il profilo piallato come una piastrella. Ci misi parecchio tempo a riprendere il mio aspetto originale.  Per ben due ore camminai di profilo.Avevo la stessa mobilità di quelle figure che si vedono negli affreschi egiziani.

affreschi egiziani

Per strada me la scollai di dosso. Avevo il profilo piallato come una piastrella. Ci misi parecchio tempo a riprendere il mio aspetto originale.  Per ben due ore camminai di profilo.Avevo la stessa mobilità di quelle figure che si vedono negli affreschi egiziani.

Decisi che era il caso di darmi una scrollata per tentare di riprendere il mio spessore naturale quando rischiai di infilarmi in una grata sul marciapiede.

Non era la prima volta che facevo leggere a qualcuno il miei testi comici e umoristici.

Non credo che piacquero anche a suor Adele, la rude religiosa che mi crebbe e che imparerete a conoscere se leggerete la pagina “Il mio quadro psichiatrico”. Una volta, qualche giorno dopo averli letti, li vide belli rilegati in un libro che appiattì con una tremenda padellata. Solo che non si accorse che in quel momento io lo stavo rileggendo a pochi centimetri dal mio naso perché ero senza occhiali. Vibrai per dieci minuti talmente forte che perforai il pavimento.

Del resto, la mia vita è costellata di persone che o non si sono accorte della mia presenza, o mi hanno abbandonato. E con gli editori a cui ho fatto vedere di volta in volta i miei romanzi non è andata diversamente. Come quello che lesse il mio primo romanzo comico, “Il western più pazzo del mondo”.

– Questo romanzo fa schifo – disse – ma, ancora peggio, la mia sedia! È scomodissima!

– Non è la sedia a essere scomoda. – asserì una sua collaboratrice – è lei a essere seduto sul signor Montanari.

– Signorina, santo cielo! – disse un altro editore rivolto alla sua segretaria – Stacchi sirena dell’antifurto dell’ufficio! È fastidiosissima!

– Quale sirena, dottore?

– La nostra! Quella che suona da un’ora!

Non era la sirena. Ero io. Neanche in quel caso i miei testi comici e umoristici erano piaciuti. L’avevo capito mentre fuggivo per il suo ufficio di stanza in stanza, più veloce di un jet, inseguito dal suo pitbull inferocito, l’unico, forse, con delle mascelle che parevano presse industriali.

Dopo essermi lanciato fuori dalla finestra, convinto che era meglio morire buttandomi dal quarto piano di un edificio che sbriciolato tra le fauci di un cane che, tra l’altro, oltre alle ganasce spaventosamente gigantesche, aveva dei denti che ricordavano i piloni di un ponte autostradale, atterrai a cavalcioni sul corrimano delle scale d’ingresso. Il colpo fu tremendo. Il dolore fu così forte che lo sentì pure il mio vicino di casa.

Le sfere riproduttive mi arrivarono quasi in gola e, mentre ormai pensavo di avere la virilità di un lucertola, emisi per un’ora un urlo così acuto che il Presidente degli Stati Uniti chiamò il Pentagono pensando fosse in corso un attacco missilistico al suo Paese.

Alcuni gridarono: “Al ladro! Al ladro!”, altri: “Chi ha chiamato l’ambulanza?”, altri ancora: “I carabinieri!”. Nessuno, però, si era accorto che ero io che, oltretutto, dopo essermi alzato in piedi, a parte che avevo ormai le palle appese alle orecchie come orecchini, avevo il di dietro così divaricato che ci si poteva tranquillamente parcheggiare una bicicletta.

– Ma non doveva arrivare il signor Montanari? – disse, infine, un giorno, un ultimo editore

– E’ arrivato, dottore, è dietro la porta!

– E cosa ci fa dietro la porta?

– Ce l’ha spiaccicato lei aprendola, dottore!

Come avrete potuto capire, è soprattutto per preservare la mia salute che ho deciso di fare a meno delle case editrici e di pubblicare i miei testi in internet.

Buona lettura (o forse è meglio dire: Auguri!) e a presto.

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