– Dottore, – comincio, dopo essermi sdraiato sul suo lettino – da quando ho riletto i miei palinsesti alternativi di N€uro TV, la mia TV divertente, non sono più lo stesso!

– In che senso? Mi spieghi …!

– Nel senso che mi muovo con impaccio, convulsamente, sono distratto …

– Cioè?

– L’altro giorno, durante la mia seduta di jogging, sono inciampato …

– Può succedere a tutti! Spero che non si sia fatto male!

– Io no, ma l’uomo davanti a me credo di sì. Sono inciampato e l’ho spinto accidentalmente sul parabrezza di una macchina in arrivo. La signora alla guida non si è fermata e cercava di liberarsene azionando i tergicristalli. Come se fosse una cacca di piccione.

A un certo punto ha fatto un testa-coda lanciando l’uomo verso l’alto come un razzo contro un palo.

– Per fortuna era solo un palo!

– No. Era il palo della luce. Ha preso una scossa tale che, mi dicono, sia rimasto fosforescente per i successivi due mesi.

Dopo aver causato il blackout nell’intero isolato, è caduto al suolo. Però si è rialzato con le sue gambe.

– Meno male! Vuol dire che stava bene!

– Non credo. Ogni volta che starnutiva dal naso gli partiva un fulmine. Ma non è finita, dottore …

– Cosa gli è ancora successo, poveruomo?

– A lui niente!

– Ah! Meno male!

– Quella era la retromarcia! – dissi, cominciando ad agitarmi.

– Quella era la retromarcia?!? – domandò confuso il dottore.

– “Quella era la retromarcia!” sono state le prime parole che mio cognato mi ha detto il giorno dopo, da dentro il muro del suo salotto. Ce l’avevo incastonato io come un diamante col suo trattore. Avevo sbagliato a far manovra. Non credo che sia servito a qualcosa dire: “Non preoccupatevi, pago tutto io!” a mia sorella, tappezzata com’era su uno dei pneumatici posteriori del trattore.

– Credo che poi, nel pomeriggio, sia stato un errore, dottore, … -aggiunsi, sempre più agitato.

– Che tipo di errore?

– … respirare a pieni polmoni e a braccia aperte dall’alto della collina davanti a casa sua, nel bosco …

– E che ci sarà mai di male?

– Non mi sono accorto che mio cognato era accanto a me …

– Non me lo voglio neanche immaginare! E ora? Va tutto bene?

– È esattamente quello che gli ho chiesto mentre precipitava a valle, ruzzolando tra i boschi.

– E cosa le ha risposto? – mi chiese con il volto tra le mani.

– Non poteva rispondermi. Aveva due nidi di usignoli conficcati nella gola. Ha cinguettato per un mese di fila.

Dottore, sia sincero, lei pensa che tutto questo non sia altro che l’effetto della mia TV divertente?

Lasci perdere la sua TV divertente e vada avanti! E adesso perché piange?

– Oggi dottore, a casa, parlavo … parlavo … “Amore, perché non mi rispondi?” E lei niente, silenzio. “Amore, perché non parli?” E lei ancora niente, nel silenzio più assordante. “Amore, così mi fai preoccupare!”

– Mio Dio, così fa preoccupare anche me! Cosa è successo a sua moglie?

– Niente. Non mi sono accorto che stavo parlando a una sua foto. Ho il sistema nervoso a pezzi, capisce? E tutto da quando ho riletto questi testi demenziali, capisce?

– Me li mostri, allora, questi testi. Mi faccia vedere questa fantomatica “TV divertente”. Allora, vediamo, mi dia quei fogli che ha in mano. Dunque …:

 “TI ROMPO IL MUSO TV”

Ore 08.00 Telefilm poliziesco: “Il proiettile gli è entrato dalla spalla, quindi gli è uscito dal braccio per poi rientrargli dallo stomaco, per uscirgli di nuovo dalla schiena, per rientrargli ancora da una gamba, per uscirgli infine da un polmone”, della serie: “Morire contro ogni legge della fisica”. E cosa sarebbe sta roba? – domandò iniziando ad urlare – pensa di far ridere?

– Vede? Sta succedendo anche a lei! Sta perdendo il controllo! È successo anche tutti gli editori a cui ho fatto leggere il mio romanzo demenziale “Il western più pazzo del mondo” – tentai di rispondere quando ormai si era trasformato praticamente in Venom.

Quando ormai pensavo di essere diventato uno dei suoi spuntini, tremando da capo a piedi, osai:

– Facciamo così: se lei adesso non mi mangia, io straccio i miei palinsesti televisivi divertenti, d’accordo?

Anche se quel giorno riuscii a non farmi mangiare, non credo che fosse d’accordo. Ci misi una settimana a uscire dal tubo di scarico del lavandino del suo bagno.

Però i testi li ho salvati. Buona lettura!

 

Commenta ma, soprattutto, facci ridere!

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Neurosito

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