di Luca Montanari

 

Un giorno una compressa di aspirina C vide una compressa di Optalidon che stava annegando in un bicchiere d’acqua e si tuffò per salvarla, solo che si ricordò troppo tardi di essere effervescente. Morirono entrambe.

 

Un giorno un tordo disse ad un altro tordo che stava arrivando:

– Sei arrivato tardi!

– No, sei tu tardo che non hai capito che non ho tardato!

– Io non sono un tardo! Sono un tordo!

– Un tordo tardo!

– No, sei tu un tordo tardo e, perdipiù, in ritardo!

– In ritardo io, tordo che non tarda mai? – disse il secondo tordo, levandosi in volo

– E adesso dove vai? – gli domandò il primo

– Tordo subito! – gli rispose il secondo.

 

Un giorno incontrai me stesso e gli dissi:

– Adesso che ci siamo incontrati di nuovo, non perdiamoci più di vista!

– D’accordo! Telefonami! – rispose me stesso. Ne fui contento. Poi, a mente fredda, ricaddi nello sconforto. Non capii come avrei potuto telefonare a me stesso.

 

Un giorno un passato remoto incontrò un passato di verdura e gli domandò, ironico:

– E te? Come ti si coniuga?

Il passato di verdura gli rispose:

– Io verdurai, tu verdurasti, egli verdurò, noi verdurammo, voi verduraste, essi verdurarono.

Il passato remoto rispose, a sua volta:

– Sono rimasto di sale!

– No, quello di solito lo sono io.

Il passato remoto se ne andò disarmato.

 

Un giorno un brivido di freddo incontrò un brivido di caldo e gli disse:

– Ho caldo!

Al che il brivido di caldo gli rispose:

– No, calma! Il caldo ce l’ho io!

– E allora, perché anch’io ho caldo? – domandò, preoccupato, il brivido di freddo.

– Forse perché non sei un brivido di freddo! – rispose il brivido di caldo.

Il brivido di freddo ebbe una crisi d’identità.

 

Un giorno incontrai un lettore cd che mi disse, sputando un cd:

– Che schifo, mi fa vomitare! – e mi chiese un digestivo.

Il giorno dopo incontrai l’acqua di una cascata la quale, a sua volta, mi confessò:

– Dopo tutti questi anni non ho ancora imparato a cascare e ogni volta mi faccio male!

Mi rivolsi ad uno psichiatra.

 

Un giorno incontrai una siringa che mi chiese:

– Che ce l’hai un euro?

Mi rivolsi di nuovo al mio psichiatra.

 

Un giorno incontrai una compressa di Valium che mi disse:

– La calma è la virtù dei forti!

– E quella dei deboli qual’è? – le domandai io.

La compressa di Valium rimase perplessa.

Io, invece, mi stabilii a casa del mio psichiatra.

 

Un giorno incontrai una compressa di Valium che mi disse:

– La calma è la virtù dei forti!

– E quella dei deboli qual è? – le domandai io

– Questo chiedilo alle compresse di sonnifero.

Questa risposta spiazzò anche il mio psichiatra.

 

Un giorno incontrai una barca che mi disse:

– Non so nuotare!

– Neanche a rana? – le chiesi.

– A dire il vero non ci ho mai provato -. Si girò e subito ci provò.

– Scusa, – mi disse – ma come faccio a nuotare se non ho né braccia, né gambe?

– Hai ragione! Non ci avevo pensato! – risposi mentre si stava inabissando.

 

Un giorno un Taleggio incontrò un Gorgonzola e gli domandò, ironico:

– Che profumo usi?

– Gorgonzel n. 5!

Il Taleggio si senti preso per in giro.

 

Un giorno un Taleggio incontrò un Gorgonzola e gli disse:

– Fai schifo!

Il Gorgonzola si arrabbiò tantissimo. Pensò che il Taleggio soffrisse di gorgonzolofobia.

 

Un giorno un Tornado si recò dal Libeccio e gli disse:

– Salve, sono tornado da te!

Al Libeccio ci vollero un paio di giorni per capire questa battuta.

 

Un giorno un’autoscuola incontrò un autosilo e gli chiese dove fosse l’Autan.

– Che cos’è? – domandò il secondo

– E’ un parcheggio per le macchine zanzare! – ribatté‚ la prima.

L’autosilo fu tentato di mettere le mani alla gola dell’autoscuola ma, non avendo né lui le mani, né l’autoscuola la gola, desistette dal proposito.

 

Un giorno una piramide incontrò un grattacielo e gli disse:

– Non pensavo che il cielo potesse avere prurito!

Al grattacielo, non potendogli cadere le braccia, caddero tutti i terrazzi.

 

Un giorno la parola “idro” incontrò la parola “fobia” e le disse, arrabbiato:

– Ascolta, tesoro, non ti permettere più di lasciarmi! Io e te formiamo una parola sola! Chiaro?

– No, ascoltami tu! – rispose indispettita la seconda – Fra te, claustro, aracno, agora, sessuo, omo, ecc. mi avete tutte seccato! Io sono una sola e non posso dividermi fra tutte e, se mi stufo, vi pianto tutte in asso e me ne vado!

La parola “idro” pensò: “Accipicchia, che caratterino!” e se ne andò con la coda tra le lettere.

 

Un giorno un armadio a tre ante incontrò un armadio a quattro ante e gli chiese:

– Antiamo al cinema?

L’armadio a quattro ante acconsentì e andarono a vedere il film: “Armadio Letale ” al termine del quale si chiesero perché Luca scrive queste cose.

 

Un giorno la parola inesistente “parasguacchero” si guardò allo specchio e si domandò:

– Ma che razza di parola insignificante sono? – e tentò di cancellarsi con una gomma.

 

Un giorno incontrai King Kong su un albero. Era arrabbiato perché non riusciva ad acchiappare le mosche che lo infastidivano. Dissi a sua moglie, Queen Kong, alta circa quindici metri:

– Nervosetto, oggi, il maritino, eh?

– Perché tu non l’hai mai visto com’è quando gli danno noia gli elicotteri! – mi rispose. Poi le chiesi:

– Hai mica un telefono cellulare?

– Certo, perché?

– Perché dopo questa conversazione sento il bisogno di comunicare con il mio psichiatra!

Fu pure un’impresa tenere il suo cellulare in mano, vicino all’orecchio. Era lungo due metri.

 

Un giorno un atomo qualsiasi incontrò un atomo di piombo e gli disse:

– Non capisco perché tutti mi insultano!

– Non ti insultano. Ti chiamano semplicemente per nome! – gli rispose l’altro. Non aveva tutti i torti. L’atomo qualsiasi non sapeva di essere un atomo di Stronzio.

 

Un giorno un bidone della spazzatura incontrò un rifiuto e gli disse:

– Vuoi venire da me?

Il rifiuto gli rispose:

– No grazie!

Ironia della sorte, il bidone della spazzatura si sentì rifiutato.

 

Un giorno un armadio a due ante incontrò un armadio a tre ante e gli disse:

– In due facciamo cinque ante! – Per la banalità della frase, l’armadio a tre ante colpì quello a due con una cassettata sulle maniglie.

 

Un giorno un fiume incontrò un mare e gli disse:

– Tra il dire e il fare ci sono in mezzo io!

Il mare ci rimase male. Pensava di esserci in mezzo lui.

 

Un giorno l’Adriatico incontrò il Po e tentò di far lo spiritoso con lui:

– Mi sembri un “Po” in secca! – e scoppiò in un fragorosa risata. Il Po, allora, decise di cambiare percorso e di sfociare nel Tirreno.

 

Un giorno il Monviso disse al Po:

– Bisogna fare Monviso a cattiva sorte!

Il Po si chiese in cosa avesse sbagliato.

 

Un giorno un ombrellone disse al suo bagnasciuga:

– Se sei bagno, non puoi essere asciuga!

Il bagnasciuga gli fece mancare la sabbia da sotto il gambo.

 

Un giorno una chiave inglese mi si avvicinò e mi chiese di passarle il mio martello. Glielo passai. Poi capii che avevo bisogno di riposo.

 

Un giorno il Po sfociò nell’Adige, il quale gli disse:

– Guarda che hai sbagliato strada!

Il Po tirò fuori la sua cartina e rispose:

– Hai ragione, ma mi sa che a sbagliare siamo in due!

Non aveva tutti i torti. Erano entrambi a Vienna. E il Danubio li guardava perplesso.

 

Un giorno un abate incontrò un abete e gli disse

– Tra di noi solo la differenza di una vocale!

L’abete capì perché oggi scarseggiano le vocazioni.

 

Un giorno il mio telefonino fece capolino dal taschino della mia giacca e mi disse:

– Potresti rendermi silenzioso? Non mi sento molto bene. Ho un forte cerchio al display!

Lo resi silenzioso. Dopodiché mi convinsi che più dello psichiatra, avevo bisogno di un esorcista.

 

Un giorno il mio dentista mi trapanò per sette ore di seguito senza farmi sciacquare nemmeno una volta la bocca. Inoltre dopo si lamentò perché non rispondevo mai alle sue ripetute domande se mi facesse male o no. Onestamente mi era impossibile. Mi si era calcificata la mandibola.

 

Un giorno una cavalletta si rivolse ad un analista perché sosteneva di essere cavalcata da un cavalieretto. L’analista telefonò poi al sottoscritto dicendogli che era veramente il caso di smetterla con gli allucinogeni.

 

Un giorno l’Everest incontrò un altro monte e gli chiese:

– E tu chi sei? Non ti ho mai visto.

– Sono l’Everovest, e vengo dalla parte opposta alla tua! – L’Everest sentì il bisogno di prendere un calmante.

 

Un giorno l’Everovest incontrò l’Everest e gli disse, picchiandogli un macigno sulle spalle:

– Bella, Evy, come butta? Batti cinque stalattiti!

L’Everest si chiese chi gli aveva dato tutta quella confidenza.

 

Un giorno il Po sfociò nel Piave il quale gli disse:

– Mi sa che hai sbagliato anche stavolta! E poi perché ti sei vestito da cowboy?

Il Po capì di essere affetto da disorientamento spaziale e temporale.

 

Un giorno un Taleggio incontrò un Gorgonzola e gli disse:

– Wheilà! Che gran bel pezzo di formaggio!

Era un Taleggio gay.

 

Le freddure proseguono. Se volete ci vediamo nella seconda parte!

 

Commenta ma, soprattutto, facci ridere!

commenti

Neurosito

Neurosito

Pin It on Pinterest

Share This